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Come sono cambiate le parole nel mondo della disabilità. Termini che prima erano medici ora sono offensivi.

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A rose by any other name would smell as sweet. - Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.

Romeo e Giulietta. William Shakespeare.

Nel tempo le parole cambiano di significato, si chiama cambiamento semantico. Nel mondo della disabilità i termini subiscono un mutamento molto rapido di significato per via del progresso medico-scientifico e per la variazione della percezione e sensibilità delle persone. Per farvi un esempio, vi descrivo il cambiamento di significato delle parole inglesi relative a vari aspetti legati alla disabilità cognitiva. Parole che oggi sono offensive e dispregiative ma che nacquero con con significato assolutamente neutro. Parole inglesi perché in Inghilterra i movimenti per i diritti dei disabili sono storicamente molto attivi e i cambiamenti spesso partono da lì.

Cretin è uno dei termini più antichi per descrivere persone con disabilità intellettiva. Deriva dalla parola Francese usata per "cristiano" [Fonte: 1]. L'idea era che persone aventi disabilità intellettive anche gravi erano comunque esseri umani - cristiani - e meritavano di essere trattati con dignità. Il termine ha acquisito un senso offensivo ed è diventato un insulto verso gli anni 50.

Lunatic, lunatico in Italiano. Su questo termine ci si può dilungare di più, vi sono molte informazioni ed è un degli esempi più interessanti di evoluzione di parole legate alla disabilità. Anche questo termine è molto antico, appare usato per la prima volta in una versione in latino della bibbia del quinto secolo. La parola "lunatico" deriva dal latino lunaticus, che originariamente si riferisce all'epilessia che si pensava essere causata dalla luna. La relazione luna-epilessia è molto antica, risale all Grecia del primo secolo. Successivamente, durante il secondo secolo, Origen, uno dei fondatori della Chiesa, attribuì la cause di pazzia e possessione divine all'influenza della luna. In forza dell'autorità di Origen e per il fatto che epilessia e alcune forme di disturbi neurologici avevano manifestazioni simili e interpretazioni eziologiche simili (es. possessione demoniaca), nel medioevo si è creata l'idea che i disturbi neurologici-comportamentali e l'epilessia potevano essere definiti da uno stesso termine. Inoltre la medicina astrologica in quell'epoca diventava molto comune. La luna era un'entità misteriosa notturna opposta al sole, connessa con l'occulto e con le forze del male. Per questa ragione, le persone affette da disturbi neurologici-comportamentali (considerati come un espressione della possessione demoniaca) vennero definiti "lunatici". Tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, il termine "lunatico" divenne molto comune ed era ampiamente accettato il ruolo eziologico della luna nei disordini neurologici. Quindi, la parola lunatico era socialmente e scientificamente accettata fino alla metà del diciannovesimo secolo. E' soltanto negli anni 30 del ventesimo secolo che il termine venne cambiato (in Inghilterra in "person of unsound mind") e successivamente in "malattia mentale" negli anni 60. Da quel momento, il termine lunatico ha assunto una connotazione offensiva e venne considerato scientificamente scorretto. Nel 2012, in America, per legge la parola è stata rimossa da tutti i documenti federali degli Stati Uniti [Fonte: 2].

Feeble-minded, in Italiano è traducibile con stupido, deficiente ed era utilizzato tra 1800 e inizio novecento per riferirsi a persone con disabilità intellettiva di qualsiasi tipologia e severità.

Idiot, idiota in Italiano, indicava persone con disabilità intellettiva molto grave ed in generale persone non in grado di badare a loro stesse. Era utilizzato tra il 1800 e l'inizio del 1900. Si trova infatti molto spesso utilizzato da Maria Montessori nelle sue pubblicazioni. Gradualmente fu rimpiazzato dal termine profound mental retardation (ritardo mentale profondo), il quale venne esso stesso sostituito da altri termini come intellectual/mental disability (disabilità mentale/intellettiva).

Moron è l'equivalente italiano di "deficiente". La parola è stata inventata dallo psicologo Henry Goddard nel 1910 per classificare persone con una IQ compreso tra 51 e 70. Il termine fu usato per rimpiazzare la parola feeble-minded. Successivamente, verso gli anni 60 ha assunto un senso dispregiativo ed è stata sostituita.

Retarded, ritardato in Italiano. Inizialmente utilizzato in riferimento al ritardo o l'impedimento nel fare le cose. Il primo utilizzo della parole in relazione al ritardo cognitivo fu nel 1895. Il termine mentally retarded (ritardato mentale) rimpiazzava man mano i termini idiot, imbecile, moron, cretin, in quanto la parola ritardato non aveva un senso dispregiativo. Negli anni 60 la parola inizia ad essere considerata un insulto. Nel 2010 in America, i termini mental retardation e mentally retarded, per legge, vengono rimossi dai documenti federali. Al loro posto viene utilizzo "disabilità intellettiva". Solo nel 2006 la American Association on Mental Retardation ha cambiato il nome in American Association on Intellectual and Developmental Disabilities.

Qui sopra si vede l'evoluzione temporale di parole inglesi riferite a varie disabilità. Nel grafico inizio e fine sono definiti con una data ben definita. In realtà, è stata scelta una data rappresentativa (associata a qualche evento legato a quella parola), ovviamente l'acquisizione di un significato o il disuso di un termine è un processo che avviene nel corso di molti anni.

Cosa cambia nelle parole?

In tutti casi, il termine originario è legato all'ambito medico-scientifico ed ha un significato neutro. Ovvero, sono etichette diagnostiche per comunicare rapidamente un insieme di sintomi associati ad una particolare condizione.

Quando il termine esce dall'ambito scientifico ed entra nell'utilizzo pubblico, in molti casi acquisisce un significato peggiorativo. L'utilizzo improprio del termine, come insulto modifica il senso della parola e perde il significato neutro iniziale [Fonte: 3].

Quello che cambia quindi è il significato, non la parola in se. Il significato di una parola è soggettivo, dipende dalla propria memoria, dal tempo in cui si vive e dalla cultura. Non esiste una teoria univoca e chiara sull'evoluzione del significato delle parole. Un recente articolo pubblicato su PNAS [Fonte: 4] da Christian Ramiro (Cognitive Science Program, University of California) ha proposto una teoria sul processo cognitivo che su cui si basa l'emergenza di nuovi significati. Nel lavoro di Ramiro hanno analizzato come nel tempo appaiono nuovi significati associati alla stessa parola. Cioè il motivo alla base per cui, un parola acquisisce nuovi significati. L'idea dell'articolo è questa: il linguaggio utilizza un lessico finito per esprimere un insieme di idee potenzialmente infinite. Il risultato di questa tensione è che le stesse parole acquisiscono nuovi significati. Questo è un dato di fatto, si risparmia sul numero di parole utilizzate. Ciò che non è chiaro, è il processo cognitivo che sta dietro l'emergenza di nuovi significati. Analizzando con un modello statistico numerose parole della lingua inglese in un periodo temporale di 1000 anni, hanno trovato che i significati delle parole emergono in modo tale da minimizzare il costo cognitivo. Cos'è il costo cognitivo? Chiariamolo con un esempio: prendiamo la parola "faccia" in inglese il termine "face" usato in riferimento alla parte del corpo risale al 1290. La parola "face" ha acquisito il significato di "facial expression" (espressione facciale) nel 1330. Più avanti, nel 1515 il significato si è esteso a "front surface" (superficie frontale di un oggetto). Dopo ancora (1659) nel significato di "defying danger" (affrontare il pericolo). Il costo cognitivo è il costo associato all'estensione di significato, costa meno ciò che è più simile al significato originario. Quindi, faccia, dal significato di "parte del corpo", ha assunto prima il significato di "espressione facciale" e dopo quello di "superficie frontale di un oggetto" (la faccia di un cubo per esempio). Questo perché "espressione facciale" è più simile, concettualmente a "parte del corpo", quindi il costo cognitivo per l'acquisizione di questo nuovo significato è minore.

Se si interpreta in questo modo il cambio di significato delle parole legate alla disabilità, cioè da termini neutri a termini offensivi-peggiorativi, si può intuire che qualsiasi termine venga usato, nel tempo può facilmente assumere un accezione negativa [Fonte: 5].

Ci sono casi in cui, non è il significato a cambiare, ma la parola stessa. Vi sono parole non strettamente legate al mondo della disabilità ma che trattano di persone con disabilità, subiscono delle trasformazioni quando applicate a persone con disabilità. Ad esempio bambini normodotati vanno in piscina o a scuola di musica. Bambini con impedimenti motori, fanno idro-terapia o musico-terapia. Quindi si creano termini ad hoc, medicalizzati in questo caso per riferirsi a concetti o azioni già esistenti [Fonte: 6].

Visto che ho iniziato l'articolo con William Shakespeare, chiudo con un altro Shakespeare: Tom Shakespeare - importante sociologo e broadcaster inglese [Fonte: 7]:

Negative association will pin itself to any word. Changing parlance will do nothing if there is not a shift in attitudes towards disability. - Interpretazioni negative si assoceranno a qualsiasi parola. Cambiare le parole non servirà a nulla se non c'è un cambiamento di attitudine verso la disabilità.

Tom Shakespeare


Fonti

Per approfondimenti sull'argomento potete consultare le seguenti risorse:

1. The American Heritage Dictionary of the English Language, Fourth Edition. Houghton Mifflin Company. 2006. Archived from the original on 2008-09-14.
2. Riva, M. A., Tremolizzo, L., Spicci, M., Ferrarese, C., De Vito, G., Cesana, G. C., & Sironi, V. A. (2011). The Disease of the Moon: The Linguistic and Pathological Evolution of the English Term “Lunatic.” Journal of the History of the Neurosciences, 20(1), 65–73 Vai alla pagina
3. Disability Studies and the Inclusive Classroom: Critical Practices for Creating Least Restrictive Attitudes. Susan Baglieri, Arthur Shapiro. Routledge, 2012 Vai alla pagina
4. Ramiro, C., Srinivasan, M., Malt, B. C., & Xu, Y. (2018). Algorithms in the historical emergence of word senses. Proceedings of the National Academy of Sciences Vai alla pagina
5. http://englishcowpath.blogspot.com/2011/06/euphemism-treadmill-replacing-r-word.html Vai alla pagina
6. http://www.amssa.org/wp-content/uploads/2016/01/watson-hyatt-what-is-in-a-word.pdf Vai alla pagina
7. http://www.bbc.com/news/blogs-ouch-34385738 Vai alla pagina



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